Rammaricato

[ram-ma-ri-cà-to]

SIGN. Amareggiato, addolorato, afflitto

propriamente, participio passato di [rammaricare], derivato del latino [amaricare] ‘rendere amaro’.

Curioso: non si sente l’amaro, nel rammaricato. Cioè, si sente bene nel significato, sappiamo che vuol dire amareggiato; ma il raddoppio della ‘m’ non ce lo fa suonare nell’orecchio. Purtroppo i dizionari etimologici sono discordi sui passaggi esatti che portano l’amaricare latino al nostro rammaricare, ma sembra plausibile che questo rafforzamento della ‘m’ sia un accostamento al fenomeno che investe i composti muniti di prefissi ‘a-‘ o ‘ra-‘ (pensiamo a ‘rammentare’, ‘rammendare’, ‘rammodernare’), per quanto in questo caso la ‘a’ non sia parte del prefisso, ma del termine di base, del tema (amaricare); e credo la stranezza stia qui.

Ad ogni modo, una volta situata questa parola e i suoi derivati nella gang agguerrita dei termini che raccontano un sentire complesso attraverso una sensazione gustativa, possiamo apprezzare come lo scontro interno fra sinonimi sia a un livello altissimo, sottilissimo: che differenza c’è fra amareggiare e rammaricare, fra quando sono amareggiato e quando sono rammaricato, posto che fanno entrambi riferimento all’amarezza?

L’amareggiato è più aperto, sospeso; addirittura quel suo suffisso può suggerirci una frequentazione dell’amaro, quasi che il pensiero e il sentire, in un moto ondoso, tornassero a quando a quando su ciò che li rende amari. Il rammaricato invece è più chiuso, perfino discreto, tanto da essere cortese: è intenso, ma quella doppia ‘m’ ne stringe la vibrazione. Però anche se mi rammarico di qualcosa può darsi che io me ne lamenti spesso: pure il prefisso ‘r-‘ può essere un tornare, e perfino duro, insistente. Poi, forse è più facile scrivere di essere rammaricati piuttosto che dirlo ad alta voce: può suonare formale; invece posso dire di essere amareggiato anche concionando. Si potrebbe aggiungere che forse il rammaricato è più dolente dell’amareggiato, l’amareggiato forse è più deluso e contrariato piuttosto che afflitto: apprendo con rammarico la notizia di un lutto, mentre un insuccesso sportivo mi amareggia. Ma siamo ampiamente nel bel regno delle sfumature poetiche, dove poco è incontrovertibile.

Resta lo stupore, sempre lo stesso e sempre rinnovato, di quali tremolanti complessità riescano a schiudere le parole che si riferiscono a sensazioni fisiche comuni. Sono le più difficili.

(da “Una parola al giorno“)

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